In un monastero di clausura, durante i lavori di restauro, si possono fare singolari incontri
Il gatto del monastero mordicchiava il cordone Francescano alla Madre Abbadessa
In ogni lavoro di restauro, sia esso di cantiere o laboratorio si fanno degli incontri incredibili.
Penso che ogni restauratore possa vantare una vasta gamma di fatti strani, incontri assurdi e gente insolita. Dopo anni di esperienza comincio a pensare che noi, quelle strane figure che vivono al confine del mondo “riconosciuto”, ispirino curiosità in uomini e animali e, così tra una risata e l’altra, mi ritrovo a vantarmene!
In a cloistered monastery, singular encounters are made during the restoration work
http://www.silviaconti.it/silviaconti/wp-content/uploads/2017/07/IMG_6540-e1499432383470.jpg30322274Silviahttp://www.silviaconti.it/silviaconti/wp-content/uploads/2018/05/Logo-SC-120.pngSilvia2017-07-07 15:18:552018-05-18 08:00:21incontri di cantiere - Meetings on site
Restauro – antico splendore è diventato un assioma: chi non associa questi due vocaboli alzi la mano.
Già, pare proprio che dove ci sia un restauro, debba esserci l’antico splendore
Personalmente credo sia una moda.
Più esattamente fa parte di quelle parole o frasi che si diffondono a macchia d’olio in dati periodi, che hanno per così dire, “fortuna critica”. Frasi, locuzioni, parole, modi di dire che, in corrispondenza alla massima diffusione della loro forma verbale, si svuotano di contenuto. O meglio si caricano di un contenuto onnisciente significano tutto e nulla. Si diffondono a tal punto da essere utilizzate in ogni occasione che anche lontanamente ricordi quel dato ambito di pertinenza.
Per maggiore concretezza, proverò ad entrare nel dettaglio semantico della frase in questione; Antico splendore si riferisce, in questo caso, ad un presunto stato di conservazione di un manufatto di interesse storico artistico nella sua fase di vita iniziale
Ora, poniamo un caso concreto, un manufatto che abbia cinque o seicento anni, diciamo un dipinto ad olio su tela. Palesemente noi non potremo mai sapere quale fosse la reale brillantezza dei colori immediatamente dopo la realizzazione, prima che intervenisse l’ossidazione degli oli, dei legnati, del del colore, prima che i pigmenti sensibili alla luce virassero in tonalità impreviste?
No, non lo possiamo sapere, lo possiamo ipotizzare, immaginare, dedurre ma non sapere.
Poniamo ora un caso diverso, un tempio della magna Grecia. Grazie a studi, indagini e documenti sappiamo che le superfici dei templi dovevano essere decorate e policrome. Lo sappiamo per induzione e deduzione ma a nessuno che operi nel campo dell’archeologia o del restauro si permetterà di riprodurre tali decori. Un caso diverso ed emblematico ma, quale mai sarebbe in questo caso l’antico splendore? Chi può dirlo.
Il fatto vero è che un manufatto artistico ha una sua vita , molto più lunga di quella degli uomini che lo hanno, costruito, comprato o posseduto. Di queste vite umane l’oggetto d’arte ne conserva le tracce. Per questo motivo è nostro compito conservare e tramandare i manufatti di interesse storico e artistico. Qualora non sia dannoso per la conservazione del manufatto stesso conservando anche quelle tracce che ne hanno definito le fasi di vita, affinché lo splendore sia presente, continuo e costante. Al di la delle parole di moda e della nostra puerile necessità di enfatizzare anche ciò che è già grande di per sé!
Il giardino storico è un opera d’arte. Questo è un dato di fatto e la sua tutela è normata dal legislatore
Si tratta di un insieme polimaterico, una creazione umana realizzata con materiale vivo e mutevole nel tempo. Un equilibrio fragile che deve essere conservato come un monumento ma che non può essere fissato e cristallizzato come altri oggetti d’arte. Va rispettata la naturale evoluzione e la sua vitalità. Infatti può essere composto da materiali diversi e alcuni di loro estremamente mutevoli: terreno, essenze vegetali, pietre, elementi architettonici ed acqua.
La legislazione in materia di beni culturali ne prevede la tutela, ne parla la carta del restauro del 1964 e le successive disposizioni del 1972.
Il documento specifico per la tutela dei giardini storici è la carta di Firenze del 1981
http://www.silviaconti.it/silviaconti/wp-content/uploads/2017/06/IMG_6386-e1497248010349.jpg26992024Silviahttp://www.silviaconti.it/silviaconti/wp-content/uploads/2018/05/Logo-SC-120.pngSilvia2017-06-12 08:59:342017-06-12 09:02:21I giardini storici e la legge
I like to see distant landscapes lost in the tiny details of a work of art
Dettaglio di un dipinto a fresco di area Lombarda della prima metà dell’800
Il supporto è un intonaco di calce idrata e sabbia di fiume, la superficie dell’intonaco non è perfettamente liscia, volutamente, come per intensificare il potenziale espressivo del colore steso su di una materia ruvida.
La tecnica è pittorica, a fresco
Le pennellate rossastre di terra di Siena bruciata sono il disegno, le prime tracce lasciate dal pittore sull’intonaco fresco, poi vi sono ampie stesure di colore bianco di calce velate di nero, molto diluito. Al centro una bellissima pennellata di azzurrite, non perfettamente a fresco, probabilmente aggiunta alla fine, quasi a secco.
Mi piace leggere la tessitura intrinseca alla materia, mi piace vedere paesaggi lontani perduti nei minuscoli dettagli di un opera d’arte
Testi e immagini
SilviaConti RestauroConservativo
Detail of a fresco painting of Lombard area in the first half of the 19th century
The support is a plaster of hydrated lime and river sand, the surface of the plaster is not perfectly smooth, deliberately, as to intensify the expressive potential of the color stretched over a rough matter.
The technique is fresco
The brushstrokes of brunt Siena are the design, the first traces left by the painter on the fresh plaster, then there are ample blankets of white lime veined in black. In the center a beautiful brush of blue, probably added in the end.
I like to read intrinsic weave texture, I like to see distant landscapes lost in the tiny details of a work of art
http://www.silviaconti.it/silviaconti/wp-content/uploads/2015/10/IMG_0952.jpg32642448Silviahttp://www.silviaconti.it/silviaconti/wp-content/uploads/2018/05/Logo-SC-120.pngSilvia2017-05-21 16:18:452018-05-28 08:23:14dettaglio di pennellata - brushstrokes detail
Un nuovo cantiere di restauro è sempre una nuova prospettiva per vedere il mondo.
Una soglia per varcare il tempo
Anche quando nell’affrontare un nuovo impegno professionale ci si trova di fronte alle peculiari problematiche del lavoro contemporaneo, pochi soldi e tanta fretta. Resta un punto fermo, per il restauratore, iniziare un nuovo lavoro, un nuovo cantiere segna l’inizio di un avventura.
Un nuovo cantiere, per quanto si sia condotto uno studio approfondito in fase di progettazione, è sempre l’apertura di una nuova soglia su un mondo da scoprire
Una porta che ci farà entrare a diretto contatto con l’opera d’arte con le sue caratteristiche e i suoi difetti, con la sua storia e le sue intenzioni
Oltre a ciò, quel cantiere diventerà temporaneamente per noi restauratori, una sorta di casa, un accampamento, come quello degli studiosi di fauna selvatica nel deserto del Gobi. Da li, se faremo attenzione, potremo varcare il confine spazio temporale e farci un viaggio nel passato. Ed è quello a cui non potremmo mai rinunciare.
http://www.silviaconti.it/silviaconti/wp-content/uploads/2017/05/IMG_6192-e1494052044455.jpg20321524Silviahttp://www.silviaconti.it/silviaconti/wp-content/uploads/2018/05/Logo-SC-120.pngSilvia2017-05-06 08:35:352018-05-13 08:27:40Punti di vista
È stato pubblicato l’elenco dei Tecnici del Restauro, a conclusione delle disciplina transitoria relativa ai sensi dell’articolo 29, commi 7 e 10, e 182, comma 1-octies, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio) e degli articoli 2 e 3 del decreto ministeriale 26 maggio 2009, n. 8
In buona sostanza vi è l’elenco delle figure professionali ad oggi abilitate a lavorare nel campo del restauro. Questo è quanto. In attesa del risultato del concorso per la figura del restauratore
Il fascino del dettaglio. Dettagli esecutivi, immersi anzi dispersi nelle grandi opere. Lavorare su ponteggi che consentono di avvicinare superfici, normalmente destinate ad essere osservate da lontano, permette di vedere le opere d’arte da un altra prospettiva. Lassù è disseminato di tracce e indizi lasciate da chi vi ha operato.
Nell’immagine si può osservare un piede, parte di un grande dipinto realizzato attorno alla metà del ‘500.
Questo dettaglio pittorico, svincolato dal resto della narrazione e dalle regole anatomiche, non rende giustizia alla perizia dell’artista ma non può non strappare un sorriso a chi lo osserva.
Realizzato di getto, di fretta, quasi disegnato, forse dal maestro, forse da qualche aiutante di bottega. Messo li dove più o meno ci andrebbe un piede di una sibilla austera e dal profilo classico.
Pare una pagnotta. Eppure ci racconta molto, ci apre la porta della quotidianità di una bottega di pittori rinascimentali. La fretta di finire, una dimenticanza malamente colmata, la superficialità indotta dalla certezza che nessuno avrebbe mai potuto vedere certi dettagli e perché no la voglia di scherzare, di lasciare un impronta, una firma.
Considero un privilegio poter osservare da vicino opere nate per essere colte da molto lontano. Lassù se si presta attenzione, si può percepire il sapore quotidiano dell’antico del mestiere dell’arte.
Il fascino del dettaglio. Trovo estremamente interessante osservare i dettagli della materia, certo fa parte del mio lavoro analizzare la materia di cui è composta un opera d’arte, individuarne le caratteristiche, la composizione, la tecnica esecutiva e definirne lo stato di conservazione.
Ma fare questo mi piace, a prescindere dalla deformazione professionale, che mi induce ad osservare con trasporto qualche muro scrostato, come fosse un tramonto sul mare.
Nell’immagine si può osservare un particolare di una trave lignea di una cella campanaria, esposta per un paio di secoli al vento e al sole. Scarnificata e levigata, ha perduto la forma che il carpentiere gli aveva dato, quella che l’architetto aveva disegnato, ed ha recuperato una primitiva essenza, una forte espressività, intrinseca, propria. Ognuno ci può vedere qualche forma nota, le onde del mare, un ricordo, un paesaggio.
The charm of detail. It extremely interesting to observe the details of the matter, certainly it is part of my work to analyze the matter of which is a work of art, to identify its characteristics, composition, executive technique and define its state of conservation.
I love to do it. Perhaps a professional deformation, that caches me to observe some pebbled walls, as was a sunset on the sea.
In the image you can observe a detail of a wooden beam of a bell tower, exposed for centuries in the wind and the sun. Scarcely and honestly, he lost the shape that the carpenter had given him, what the architect had designed, and he recovered a primitive essence, a strong expressive, intrinsic, own. Everyone can see some known form, the waves of the sea, a landscape.
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